Premessa
Di non essere una volpe Matteo Salvini l’aveva già dimostrato quando, nell’agosto 2019, segò il ramo dov’era seduto, sfiduciando il governo Conte I. Resosi conto della fesseria, ovvero che la caduta del governo non avrebbe automaticamente portato a nuove elezioni, Salvini pensò bene di ritirare la mozione di sfiducia (avesse almeno fatto finta di averlo saputo… evidentemente voleva proprio dimostrare a tutta l’Italia lo scarso acume), ma Conte rassegnò comunque le dimissioni.
Da Putin a Trump, a Netanyahu
Bene, Matteo Salvini, non pago di aver pubblicamente osannato sia Vladimir Putin, il Dittatore Assassino, che fa uccidere giornalisti, avversari politici o ex collaboratori, sia Trump, l’Arrogante Dissennato, che di fronte al problema climatico bolla come allarmisti quanti cercano di porvi rimedio e dichiara di voler uscire dagli accordi di Parigi (la scompostezza di Salvini gli fruttò allora l’appellativo di “cheerleader di Trump”), ora appoggia anche Netanyahu, il Criminale Macellaio Sanguinario di Gaza, dicendo che “se venisse in Italia, sarebbe il benvenuto”.
La limitatezza (o la volontà manipolatoria, scegliete voi) del Vice Primo Ministro è tale da affermare (traggo dal Corriere della Sera online): “Israele è sotto attacco da decenni, i cittadini israeliani vivono con l’incubo dei missili e con i bunker sotto le case da decenni.”
Cosa dice la storia
Ora, quello che ci dice la storia è che Israele non solo occupa militarmente, questo sì da decenni, aree dello stato di Palestina, Siria e Libano (i “territori occupati“), costringendone i legittimi proprietari in campi profughi divenuti tristemente famosi per le stragi in essi commesse, ma continua ancor oggi, in palese violazione del diritto internazionale, a occupare illegalmente nuove aree della Cisgiordania, con la costruzione dei “kibbutz“. Per installare queste fattorie armate, i “coloni” nel caso migliore distruggono le coltivazioni o incendiano le case palestinesi e in quello peggiore trucidano i legittimi proprietari dei terreni (qui l’ultima denuncia di Amnesty International).
Non solo. Con la scusa di “proteggersi” da eventuali attacchi, Israele sta costruendo, ancora una volta da decenni e sempre illegalmente, un muro di confine che, invece che seguire i confini degli accordi del 1949 (la Linea verde), si spinge in profondità in Cisgiordania allo scopo di sottrarre ai palestinesi le poche oasi, costringendo i legittimi proprietari ad abbandonare quei terreni.

Senza queste arbitrarie prevaricazioni imposte e mantenute da Israele con l’esercito e i coloni armati (e l’appoggio USA), non sarebbe mai nato il terrorismo internazionale palestinese, come oggi lo conosciamo (Settembre Nero, OLP, Hamas), né i cittadini Israeliani si troverebbero oggi esposti a quei rudimentali grossi petardi chiamati “razzi Qassam” (dei quali forse 1 su 10 arriva a fare qualche danno, raramente qualche vittima), né vi sarebbe mai stato un 7 ottobre 2023.
Conclusione
Bisogna collegare cause ed effetti.
Non si può fare una lettura della attuale situazione in Medio Oriente ignorando le atroci e ingiuste sofferenze patite dal popolo palestinese dalla guerra dei Sei Giorni in poi. Né raccontare mezze verità, con l’effetto, forse non del tutto involontario, di turlupinare le persone.
Per quanto mi riguarda, Netanyahu può starsene bellamente a casa sua, o meglio, in galera, a pagare per i crimini che sta commettendo. Altro che benvenuto in Italia.
Meno male che nessuno dei compagni di coalizione ha appoggiato le farneticazioni di Salvini, che, anzi, avrà preso la solita bacchettata sulle mani.









