Il significato del termine “oblatività” è molto vicino al significato del termine “amore” e, come per quest’ultimo, passibile di molteplici definizioni.
Secondo me l’oblatività si colloca a metà strada tra l’amore e la generosità.
L’amore è un sentimento profondo e intenso che porta ad un legame affettivo tra due persone.
La generosità è la capacità di donare senza attendersi nulla in cambio.
La mia definizione di oblatività è: “volere così bene ad una persona da spendere del proprio (tempo, risorse, affetto) perché quella persona possa ottenere il bene che desidera”.
Essere oblativi non significa mettere le proprie esigenze o interessi personali in secondo piano, quasi che il benessere degli altri sia più importante del proprio. Direi che significa piuttosto essere disponibili a rendere le altre persone partecipi del proprio benessere (per quanto possibile).
Restituire “in avanti”
Qualche anno fa ho avuto l’occasione di fare una settimana di campo-lavoro al Sermig – Arsenale della Pace di Torino, dove il termine “restituzione” ha un significato particolare. Per comprenderlo appieno, devo citare la mia amica Luciana.
Un giorno in cui la madre l’aveva aiutata in un momento di difficoltà, Luciana le ha detto: “Mamma, come potrò mai sdebitarmi per tutto ciò che fai per me?”.
La gratitudine è un bel sentimento, esprime riconoscenza verso una persona che ci fa un dono, o fa qualcosa per noi. E per esprimere la nostra gratitudine, avvertiamo l’obbligo morale di restituire il bene ricevuto, quasi ci sentissimo in debito con quella persona: “Come farò a sdebitarmi?”.
La madre di Luciana le ha risposto “Tu farai per i tuoi figli”.
Quanto bella è questa risposta?
Esprime tutta la gratuità di qualcosa fatto per amore. E l’amore non si aspetta nulla in cambio, anzi NON VUOLE nulla in cambio, per paura di essere scambiato per interesse, o per una forma di investimento, come quando uno ti riempie di complimenti e subito dopo ti chiede un grosso favore.
Un brano del cantante inglese Sting s’intitola: “If you love somebody set them free”, ovvero: “Se ami qualcuno, lascialo libero”. La gratuità rende libere le persone dal debito di gratitudine. Non devi contraccambiare, non devi restituire, ma se sei stato amato gratuitamente, allora ama gratuitamente, a tua volta, chi hai vicino e soprattutto chi ti è stato affidato.
“Tu farai per i tuoi figli”.
Da adulti capita raramente di restare meravigliati, a me è capitato quando ho visto le nuvole dall’alto, inondate dalla luce del sole, e poi davanti a questa rivelazione improvvisa e illuminante: la riconoscenza può prendere la direzione inversa. Invece che restituire “indietro” (cioè ridare a chi mi ha dato), posso restituire “in avanti” (dare a chi ancora non ha).
E’ questo il senso che al Sermig viene dato al termine restituzione. Loro dicono “restituzione” tout court, ma intendono “restituire in avanti”.
Pensaci bene: restituire a chi ti ha dato ha poco senso, primo perché se ti ha dato significa che aveva più di te, e restituire a chi ha più di te sembra davvero poco logico, e secondo perché se qualcuno ti dà gratuitamente, il cercare di restituire svilisce un po’ la sua generosità. Ha più senso dare a chi ha meno di te. Assume anche il significato di prolungare l’azione benefica che hai ricevuto, rendendo ancora più degni i tuoi benefattori.
Non sto dicendo che non si debba provare riconoscenza o gratitudine verso le persone che fanno qualcosa per noi. Per quanto riguarda i genitori, può succedere che, con l’anzianità, coloro che più ci hanno dato si trovino nella necessità e allora il prenderci cura di loro diventa una forma di restituzione. Ma per generosità, non per obbligo morale. Altrimenti sarebbe come dire che i nostri genitori non ci hanno veramente amati, ma hanno semplicemente fatto un investimento per il futuro. Ma se si attendevano un ritorno, allora non era vero amore, non era oblatività.
La tag-line di questo sito recita: “Un blog per condividere, ma soprattutto restituire”. Si intende “restituire in avanti”: il mio desiderio, nello scrivere questo blog, è cercare di condividere con altre persone le cose importanti (perlomeno che io ritengo importanti) che ho capito.
Quando ti viene voglia di criticare qualcuno, ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu.
dal libro “Il Grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald, disponibile anche su Google Libri (clicca qui e poi scorri fino al capitolo 1, a pag. 55).
Una delle cose importanti che ho capito è proprio questa: se sei riconoscente per i vantaggi che hai avuto tu, ricordati di restituire in avanti, rendendo le altre persone partecipi del tuo benessere, così come insegna il vangelo: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Vangelo di Matteo, versetto 10,8
A proposito della gratuità dell’amore dei genitori, mi piace ricordare una poesia di Kahlil Gibran:
E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
esse abitano la casa del domani,
che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro,
ma non farvi simili a voi:
la vita procede e non s’attarda sul passato.Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
Poesia “I figli”, tratta dal libro “Il profeta” di Kahlil Gibran (per vedere il testo su Google Libri, clicca qui, vai sull’anteprima e scorri 13 pagine verso il basso)
L‘Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
E vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell‘Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia, così ama la fermezza dell’arco.
Egoismo e oblatività
L’opposto dell’oblatività è l’egoismo:
Per egoismo si intende un insieme di comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata, al conseguimento del proprio interesse, anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo.
Egoismo significa avere così bassa stima di sé da dover succhiare via la vita degli altri con l’inganno e la strumentalizzazione (la direzione è dagli altri verso me).
Oblatività significa avere così alta stima di sé da essere in grado di trasmettere vita agli altri (la direzione è da me verso gli altri).
| L’adulto egoista | L’adulto oblativo |
|---|---|
| L’egoismo è innato: il bambino ha bisogno degli altri perché è indifeso e incapace di provvedere a se stesso. Pensa a sé stesso, prende per primo, tiene per sé. Ha i pugni chiusi. L’egoismo permette la sopravvivenza dell’individuo, quando questa è minacciata. | Ha consapevolezza dei propri bisogni, ma non si fa guidare dai propri bisogni. Ha le mani aperte, a volte per dare, a volte per ricevere, ma non agisce per avere un contraccambio, bensì perché l’altra persona possa esprimersi al meglio. |
| Se è un giocatore a somma zero arriva a desiderare l’infelicità degli altri. | E’ un giocatore a somma diversa da zero: non pensa “io”, ma pensa “noi”. Cerca il benessere, ma non solo per se stesso. |
| L’adulto che non ha imparato ad amare (sé stesso e gli altri), rimane egoista: pensa a soddisfare i propri bisogni, desideri e capricci; vede gli altri come strumenti o come ostacoli da eliminare. Succhia vita agli altri. | Trasmette vita: trasmette voglia, piacere di vivere (nella Terra Promessa da Dio al popolo ebreo scorrono latte e miele, il latte rappresenta la sopravvivenza, il miele il piacere di vivere). |
| L’adulto egoista genera inferno sulla terra. | L’adulto oblativo genera paradiso sulla terra. |
Oblativi non si nasce, si diventa
La capacità di essere oblativi non è innata (com’è invece l’egoismo), richiede un percorso di maturazione.

Come vuoi essere da grande?
Nell’articolo sul conflitto tra ragione e sentimento, ho descritto le cause dell’egocentrismo dei bambini piccoli. Nei primi anni di vita tutti siamo istintivamente egoisti. A un certo punto della vita, però, devi decidere “Come vuoi essere da grande”: continuare a essere una persona guidata dall’egoismo, o scegliere di diventare una persone guidata dall’oblatività.
La persona guidata dall’egoismo pensa “IO”: ci sono io, con le mie necessità e i miei desideri, e poi ci sono gli altri, che sono risorse da sfruttare oppure ostacoli da rimuovere affinché i possa aver ciò che desidero.
La persona guidata dall’oblatività pensa “NOI”: ciò che voglio per me, lo voglio anche per gli altri. Non a caso, le magliette per la pace del Sermig affermano: “Voglio la pace, non solo per me”.

La persona guidata dall’oblatività sarà capace di amore fraterno e di amore coniugale, ma per arrivare a questo traguardo, è necessario arrivare al punto indicato dalla freccia nel grafico in alto. Il fattore discriminante è se, aiutati e guidati dall’amore materno e dall’amore paterno dei genitori, si arriva all’amore per se stessi.
Verrebbe da dire: “Ma l’amore per sé stessi è solo una forma edulcorata dell’egoismo!”. Niente di più errato: la persona egoista crede che il suo valore sia legato a ciò che possiede (l’Avere di Fromm indicato nell’articolo Come migliorare la propria autostima), perciò cercherà di avere sempre di più e di tenere tutto per sé. La persona che ama se stessa è consapevole che il suo valore sta in ciò che è (l’Essere di Fromm). Ha chiarezza in fatto di valore e in fatto di valori (vedi sempre l’articolo Come migliorare la propria autostima).
Diversi tipi di amore
Ho citato diversi tipi di amore (materno, paterno, per sé stessi, fraterno e coniugale. Vediamo le caratteristiche di ciascuno, utilizzando anche quanto Erich Fromm descrive nel suo libro “L’arte di amare”.
L’amore materno
Nel pensiero di Fromm
Secondo Fromm l’amore materno non è limitato alla relazione tra madre e figlio, ma rappresenta un modello di amore incondizionato e altruistico che può essere applicato a varie forme di relazioni umane.
Fromm descrive l’amore materno come un sentimento di affetto profondo e totale dedicato al benessere e alla crescita dell’altro. Questo tipo di amore, secondo l’autore, si basa sull’accettazione incondizionata dell’altro, sull’empatia e sull’attenzione alle sue necessità emotive e fisiche.
In Analisi transazionale
In Analisi transazionale, l’amore materno corrisponde al Genitore amorevole.
Le caratteristiche dell’amore materno
- Affetto incondizionato
- Empatia e comprensione
- Capacità di ascolto
- Dispensa affetto e calore
In dettaglio
L’amore materno è gratuità:
- Non pone condizioni, non chiede niente in cambio (poesia “I figli” di Kahlil Gibran).
- Non richiede reciprocità (“ti amo solo se anche tu mi ami”).
- Non deve essere meritato: “ti amo per quello che sei”.
La gratuità richiede rispetto, umiltà, accoglienza della diversità dell’altro, capacità di perdonare:
- Rispetto è riconoscere il valore e la dignità dell’altra persona, per la sua unicità di essere umano.
- Umiltà significa non ritenersi migliore o più importante dell’altra persona, ma pensare: “io sono ok, tu sei ok”.
- Accoglienza significa riconoscere che la diversità è ricchezza, opportunità di vedere le cose da un altro punto di vista. Significa riconoscere il valore e la dignità dell’altra persona, anche se e proprio perché diversa (credo che “Ti vedo” nel film Avatar significhi proprio questo).
- Capacità di perdonare le offese subite. Se una persona ti aggredisce, nove volte su dieci è perché si “sente” in qualche modo aggredita da te. Perdonare significa riconoscere che a volte le persone dicono o fanno cose che ci feriscono perché prigioniere di mappe mentali limitanti o errate, o perché sono prive di risorse (sotto stress).
I problemi dell’amore materno
L’amore materno presenta due problemi:
- c’è o non c’è, ma se non c’è, non vi è modo di conquistarlo;
- quando un figlio è amato in modo incondizionato, non sarà stimolato a migliorarsi.
Per attenuare questi problemi entra in gioco l’amore paterno.
L’amore paterno
Nel pensiero di Fromm
Fromm descrive l’amore paterno come un sentimento di affetto e protezione che si manifesta attraverso la guida, il sostegno e l’educazione. L’amore paterno, secondo l’autore, implica un coinvolgimento attivo nel processo di crescita e sviluppo del figlio, offrendo un modello di comportamento, valori e responsabilità.
In Analisi transazionale
In Analisi transazionale, l’amore paterno corrisponde al Genitore normativo.
Le caratteristiche dell’amore paterno
Caratteristiche dell’amore paterno:
- protezione;
- sostegno;
- modello di comportamento e valori;
- insegnamento e guida.
In dettaglio
L’amore paterno è responsabilità. La responsabilità richiede pazienza e libertà (responsabilità e libertà sono due facce della stessa medaglia).
L’amore paterno dice: “ti amo per ciò che fai”. A differenza dell’amore materno, quindi, l’amore paterno può essere ottenuto anche attraverso il proprio comportamento. Il figlio sarà perciò stimolato ad impegnarsi per migliorare.
L’amore paterno:
- pone delle regole, pone degli obiettivi
- vuole che il figlio sia libero e indipendente: sia in grado di alzarsi in piedi e camminare verso una meta, di esprimere al meglio le proprie capacità e di ottenere il meglio da se stesso.
- è di stimolo all’impegno, alla crescita, al miglioramento.
- guida il figlio a diventare responsabile per sé stesso e per le persone che da lui dipenderanno (la sua futura famiglia).
- è rispettoso dei tempi dei figli (richiede pazienza)
- è rispettoso della libertà dei figli di determinare la loro propria vita. Potrà esserlo solo se il genitore “è libero” nel suo cuore (i figli riescono a diventare indipendenti dai genitori se i genitori riescono ad essere indipendenti dai figli).
L’Indipendenza è un valore, ma non il valore più alto, il valore più alto è l’Interdipendenza, che ci introduce all’amore verso sé stessi e verso gli altri (vedi l’ultimo capitolo di questo articolo).
L’amore per sé stessi
L’amore per sé stessi è un sentimento sano e positivo di accettazione e cura di sé stessi. L’amore per sé stessi sfugge alla trappola del “io possiedo cose che valgono, perciò valgo” perché si basa sul concetto di valore intrinseco di ogni persona. Proprio per questo motivo, la persona che si ama mette sé stessa e gli altri sullo stesso piano, ed è portata desiderare per gli altri ciò che desidera per sé.
L’amore per sé stessi è costituito dall’amore materno (consapevolezza del proprio valore) per sé stessi e dall’amore paterno (coerenza con i propri valori) per sé stessi, per questo nel grafico di inizio capitolo è conseguente ad entrambi.
L’amore fraterno
“Amerai il tuo prossimo come te stesso”
Vangelo di Marco [Mc 12,31]
Nel pensiero di Fromm
Fromm distingue l’amore fraterno sia dall’amore materno che dall’amore paterno. L’amore fraterno, o amore tra fratelli – non inteso necessariamente nel senso letterale di fratellanza biologica ma come un sentimento di fratellanza tra esseri umani – è caratterizzato da solidarietà, rispetto reciproco e compassione verso gli altri.
Fromm sottolinea che l’amore fraterno si basa sull’uguaglianza tra le persone, è privo di gerarchie e non impone condizioni o aspettative. È un sentimento che si focalizza sulla condivisione, sull’aiuto reciproco e sulla costruzione di legami di fiducia e supporto tra individui.
Nell’era moderna, in cui l’individualismo spesso domina le relazioni umane, l’amore fraterno rappresenta un’importante via per costruire una società più solidale e inclusiva, fondata sull’empatia e sulla comprensione reciproca. Attraverso l’amore fraterno, è possibile superare le barriere dell’egoismo e dell’indifferenza per abbracciare la condivisione, la collaborazione e la crescita collettiva.
In dettaglio
L’amore fraterno è conosciuto anche con il nome di altruismo, carità (in senso evangelico), compassione del prossimo, solidarietà, condivisione.
Produce:
- rispetto per la vita e la dignità degli altri esseri umani;
- accoglienza della diversità dell’altro come ricchezza (è diverso da tolleranza);
- desiderio di vedere realizzata (libera, indipendente, orientata da un sistema di valori, responsabile, interdipendente) l’altra persona. Da questo desiderio nasce la condivisione (condivisione = generosità o restituzione?)
L’amore coniugale
Allora Almitra di nuovo chiese: Che ne pensi del matrimonio, maestro?
Poesia “Il matrimonio”, tratta dal libro “Il profeta” di Kahlil Gibran (per vedere il testo su Google Libri, clicca qui, vai sull’anteprima e scorri 11 pagine verso il basso)
Ed egli rispose:
Siete nati insieme, e insieme sarete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, starete insieme anche nella silenziosa memoria di Dio.
Ma lasciate che vi siano spazi nel vostro stare insieme,
e lasciate che i venti del cielo danzino tra voi.
Amatevi vicendevolmente, ma dell’amore non fatene un vincolo:
Lasciate piuttosto che vi sia un mare in movimento tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi reciprocamente la coppa, ma non bevete da una singola coppa.
Datevi l’un l’altro un po’ del vostro pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate insieme e siate gioiosi, ma fate che ognuno di voi possa star solo.
Come sole sono le corde del liuto, anche se vibrano della stessa musica.
Datevi il vostro cuore, ma non per trattenervelo l’un l’altro,
poiché solo la mano della Vita può contenere il vostro cuore.
E state insieme, ma non troppo vicini:
poiché le colonne del tempio sono collocate a una certa distanza,
e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.
Molto più che un problema di “complemento oggetto” (non ho ancora trovato la persona giusta), l’amore coniugale è una facoltà: presuppone la capacità di amare (con amore materno, paterno, verso sé stessi e fraterno), presuppone un adulto oblativo.
Pensaci bene: tu vorresti sposare (nel senso di vivere tutta la vita con) una persona egoista? Una persona che mette la soddisfazione dei propri desideri prima di ogni altra cosa e che ti considera solo come strumento del proprio piacere o fastidio/ostacolo da rimuovere?
Nel pensiero di Fromm
Per Fromm l’amore coniugale rappresenta una delle forme più complesse e profonde di amore. L’amore coniugale va oltre l’attrazione fisica o la semplice compatibilità ed è basato su una profonda intimità emotiva, una connessione spirituale e una reciproca evoluzione tra i partner.
Fromm sottolinea che l’amore coniugale richiede impegno, rispetto reciproco e la capacità di lavorare insieme per superare gli ostacoli della vita. È un amore che si nutre della fiducia, della comunicazione aperta e della crescita personale all’interno della coppia.
L’amore coniugale, secondo Fromm, va oltre la passione dei primi giorni e si evolve in un legame duraturo basato sulla comprensione e sull’accettazione reciproca. È un amore che permette ai partner di crescere insieme, di affrontare le sfide della vita uniti e di sperimentare una profonda connessione.
In dettaglio
Rispetto agli altri modi d’amare, l’amore coniugale è esclusivo, dice: “scopro in te una persona unica, libera e indipendente, capace di gioire, donare, perdonare, che rende la mia vita migliore. Per me tu sei speciale e voglio vivere ogni giorno della mia vita con te, voglio farti dono della mia intera vita (che non sarà più “solo” mia).
L’amore coniugale:
- promuove la coppia come unione : “non saranno più due, ma una sola carne” (Mc 10,8); la coppia mette in comunione la casa, i beni, il proprio tempo;
- promuove la copia come crescita: attraverso la complementarietà che proviene dalla diversità;
- è reciproco: pensa a due persone che si abbracciano: chi abbraccia chi? Ciascuno abbraccia l’altra persona;
- è fecondo: genera vita, intesa sia come voglia, piacere di vivere, che come apertura al generare e amare dei figli.
innamoramento e Amore
Fromm mette in guardia sul fatto che l’innamoramento può essere fugace e superficiale, basato più sull’idealizzazione dell’altro piuttosto che sulla vera comprensione. L’autore sottolinea che l’innamoramento spesso porta a aspettative irrealistiche e può finire in delusione una volta che la fase iniziale di infatuazione passa.
D’altra parte, Fromm descrive l’amore come un processo attivo e consapevole, basato sulla cura, sulla responsabilità, sulla rispettosa accettazione dell’altro nella sua totalità. L’amore, secondo Fromm, implica la maturità emotiva e la volontà di crescere insieme, di supportarsi reciprocamente e di affrontare insieme le sfide della vita.
Non conosco Francesco Roversi, ma ho trovato in internet una sua citazione che parla di innamoramento e amore, che riporto qui sotto. A fianco, una interpretazione di Enrico Brignano dello stesso testo.
Tra l’innamorarsi e l’amare c’è molta differenza.
Quando una persona si innamora non lo fa apposta: succede.
Ma per amarsi bisogna sudare, soffrire, ridere, stare svegli, donarsi.
L’amore non succede.
L’amore si fa.
Francesco Roversi
Sesso al di fuori del matrimonio
La dottrina della Chiesa insegna che il sesso al di fuori del matrimonio è un peccato contro il sesto comandamento “Non commettere atti impuri”.
I comandamenti sono regole del Genitore normativo: sarai premiato se le rispetti e punito in caso contrario. Come ogni regola del Genitore normativo, sono volte a proteggere un valore, nel caso specifico: non usare le persone per soddisfare i tuoi bisogni.
Ovvero: sei disposto ad impegnarti seriamente con una persona? Se sì, allora fare l’amore è un gesto coerente con questo impegno, in caso contrario domandati se non stai solo cercando il tuo piacere personale (Bambino / Bisogno a livello 1 della piramide di Maslow) o cercando di dimostrarti che non sei inadeguato (Bambino non OK / Bisogno a livello 4 della piramide di Maslow).
Utilizzando il disegno all’inizio del capitolo, potremmo tradurre “non fare sesso al di fuori del matrimonio” in “non fare l’amore prima di aver imparato ad amare te stesso”:
- Se non hai imparato ad amare te stesso, sei nell’abito dell’Avere: fare l’amore ha uno scopo rivolto verso te stesso, ovvero stai usando l’altra persona. In termini religiosi, questo ti rende indegno rispetto alla divinità a cui sei chiamato come persona, ti rende impuro. Gli atti sessuali con un minore appartengono a questo ambito, le molestie e la violenza sessuale appartengono a questo ambito.
- Se hai imparato ad amare te stesso, sei nell’ambito dell’Essere. Conosci il tuo valore e il valore delle altre persone, di cui non vorresti mai abusare. Fare l’amore è un dono, non una conquista. E’ un modo per dire: per me tu sei speciale e voglio donarmi a te. Diventa un gesto esclusivo, così com’è esclusivo l’amore coniugale.
Dipendenza, indipendenza, interdipendenza
Nessuno può star bene da solo,
Pier luigi Bersani, nella trasmissione “vieni via con me“
stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene.
Lo sviluppo di una persona prevede tre fasi:
- Dipendenza. Il bambino piccolo è dipendente dai genitori in tutto, senza di loro non potrebbe sopravvivere. Il bambino ammira i genitori, che sono visti come super-eroi (“da grande voglio diventare come mamma/papà”).
- Indipendenza. Il bambino diventa adolescente, entra nell’età della contestazione. Impara a ragionare con la propria testa, vuole affermare la propria capacità di giudizio, non rispetta più le regole del Genitore normativo, diventa “ribelle”, vuole rompere gli schemi. I rapporti familiari non sono più sufficienti, i genitori diventano “dinosauri” (“da grande voglio diventare qualunque cosa TRANNE come mamma/papà). Questa fase si completa quando l’adolescente diventa adulto, trova un lavoro e diventa indipendente anche economicamente.
- Interdipendenza. E’ a questo punto che si pone la domanda: “da grande COME voglio diventare?” Voglio essere un “giocatore a somma zero”, dove perché “IO” vinca, gli altri devono perdere (benessere personale), o un “giocatore a somma diversa da zero” , dove “NOI” vinciamo o perdiamo tutti assieme (benessere collettivo)?
Arrivare all’interdipendenza non è scontato, non è “roba da tutti”: molti si fermano all’indipendenza, convinti di aver raggiunto la completezza, la maturità. Arrivare all’interdipendenza significa giungere alla consapevolezza che il benessere di un individuo è legato al benessere degli altri e al reciproco sostegno, alla cooperazione e alla solidarietà.











