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La mente vede ciò che vuole vedere

La frase "La mente vede ciò che vuole vedere"significa che le nostre convinzioni ci fanno interpretare la realtà in modo da risultarne confermate.
Articolo pubblicato il: 02/08/2022
Un uomo guarda un quadro completamente bianco appeso ad una parete

Photo by Pim Chu on Unsplash

Nel post La mappa non è il territorio abbiamo visto che la percezione del mondo che ci circonda e la costruzione di mappe (modelli, convinzioni) basate sulle nostre esperienze passate sono influenzate da filtri di tipo fisico.

C’è un altro aspetto importante da prendere in considerazione: i filtri generati dalle nostre convinzioni.

La alterazione della realtà operata dalle nostre convinzioni (mappe).

Il nostro cervello è strutturato in modo da reagire quando “qualcosa non torna”. Te lo posso assicurare, quant’è vero che due più due fa cinque!

Notato? hai pensato qualcosa del tipo: “ma cosa sta dicendo? due più due fa quattro!”. Cos’è successo? Nella tua mente si è formata una discrepanza tra le tue conoscenze pregresse (2+2=4) e ciò che hai letto (2+2=5) e hai reagito di conseguenza. OK, mi sono sbagliato, volevo dire: “Te lo posso assicurare, quant’è vero che tutte le bionde sono oche!”.

Come hai reagito? Potresti aver sorriso e pensato: “Giusto! Ben detto!”, oppure potresti aver provato indignazione di fronte a quello che ritieni un luogo comune (uno stereotipo) abbietto e maschilista. Mentre per quanto riguarda la matematica (2+2=4) non c’è spazio per libere interpretazioni, per quanto riguarda la sfera delle relazioni umane è vero il contrario.

Regola generale

In particolar modo, la nostra mente agisce in modo da confermare le nostre convinzioni (mappe).

Renzo Tramaglino scambiato per untore

La strada che Renzo aveva presa, andava allora, come adesso, diritta fino al canale detto il Naviglio: i lati erano siepi o muri d’orti, chiese e conventi, e poche case. In cima a questa strada, e nel mezzo di quella che costeggia il canale, c’era una colonna, con una croce detta la croce di sant’Eusebio. E per quanto Renzo guardasse innanzi, non vedeva altro che quella croce. Arrivato al crocicchio che divide la strada circa alla metà, e guardando dalle due parti, vide a dritta, in quella strada che si chiama lo stradone di santa Teresa, un cittadino che veniva appunto verso di lui. “Un cristiano, finalmente!” disse tra sé; e si voltò subito da quella parte, pensando di farsi insegnar la strada da lui.
Questo pure aveva visto il forestiero che s’avanzava; e andava squadrandolo da lontano, con uno sguardo sospettoso; e tanto più, quando s’accorse che, in vece d’andarsene per i fatti suoi, gli veniva incontro. Renzo, quando fu poco distante, si levò il cappello, da quel montanaro rispettoso che era; e tenendolo con la sinistra, mise l’altra mano nel cocuzzolo, e andò più direttamente verso lo sconosciuto. Ma questo, stralunando gli occhi affatto, fece un passo addietro, alzò un noderoso bastone, e voltata la punta, ch’era di ferro, alla vita di Renzo, gridò: – via! via! via!
– Oh oh! – gridò il giovine anche lui; rimise il cappello in testa, e, avendo tutt’altra voglia, come diceva poi, quando raccontava la cosa, che di metter su lite in quel momento, voltò le spalle a quello stravagante, e continuò la sua strada, o, per meglio dire, quella in cui si trovava avviato.
L’altro tirò avanti anche lui per la sua, tutto fremente, e voltandosi, ogni momento, indietro. E arrivato a casa, raccontò che gli s’era accostato un untore, con un’aria umile, mansueta, con un viso d’infame impostore, con lo scatolino dell’unto, o l’involtino della polvere (non era ben certo qual de’ due) in mano, nel cocuzzolo del cappello, per fargli il tiro, se lui non l’avesse saputo tener lontano. – Se mi s’accostava un passo di più, – soggiunse, – l’infilavo addirittura, prima che avesse tempo d’accomodarmi me, il birbone. La disgrazia fu ch’eravamo in un luogo così solitario, ché se era in mezzo Milano, chiamavo gente, e mi facevo aiutare a acchiapparlo. Sicuro che gli si trovava quella scellerata porcheria nel cappello. Ma lì da solo a solo, mi son dovuto contentare di fargli paura, senza risicare di cercarmi un malanno; perché un po’ di polvere è subito buttata; e coloro hanno una destrezza particolare; e poi hanno il diavolo dalla loro. Ora sarà in giro per Milano: chi sa che strage fa! – E fin che visse, che fu per molt’anni, ogni volta che si parlasse d’untori, ripeteva la sua storia, e soggiungeva: – quelli che sostengono ancora che non era vero, non lo vengano a dire a me; perché le cose bisogna averle viste.
Alessandro Manzoni – I promessi sposi

Se la persona incontrata da Renzo non avesse avuto la convinzione che nella città di Milano fossero presenti degli untori e non avesse avuto il timore di incontrarne uno, non ci sarebbe stato nessun equivoco. L’esperienza, inoltre, ha confermato “senza ombra di dubbio” la convinzione della persona.

Guadando dalle mura

Un secondo esempio di come le convinzioni personali possono alterare la percezione della realtà proviene dal racconto “Guardando dalle mura”:

– Chi sono io? – chiese un giorno un giovane a un anziano.
– Sei quello che pensi – rispose l’anziano. – Te lo spiego con una piccola storia.

Un giorno, dalle mura di una città, verso il tramonto si videro sulla linea dell’orizzonte due persone che si abbracciavano.
«Sono un papà e una mamma», pensò una bambina innocente.
«Sono due amanti», pensò un uomo dal cuore torbido.
«Sono due amici che s’incontrano dopo molti anni», pensò un uomo solo.
«Sono due mercanti che han concluso un buon affare», pensò un uomo avido di denaro.
«È un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra», pensò una donna dall’anima tenera.
«È una figlia che abbraccia il padre di ritorno da un viaggio», pensò un uomo addolorato per la morte di una figlia.
«Sono due innamorati», pensò una ragazza che sognava l’amore.
«Sono due uomini che lottano all’ultimo sangue», pensò un assassino.
«Chissà perché si abbracciano», pensò un uomo dal cuore asciutto.
«Che bello vedere due persone che si abbracciano», pensò un uomo di Dio.

Ogni pensiero – concluse l’anziano – rivela a te stesso quello che sei.
Esamina di frequente i tuoi pensieri: ti possono dire molte più cose su te di qualsiasi maestro.
L’autore è anonimo, il racconto si trova anche in rete, io l’ho tratto dal sito di Qumran.

Aggiungo un terzo esempio: La storia del martello, riportata in un altro post di questo sito.

Vabbe’ dirai tu, questi sono racconti, artifizi. A un racconto si può far dire ciò che si vuole. OK, fai tu stesso una prova.

La festa a casa di Andrea

Immagina di trovarti ad una festa a casa del tuo amico Andrea e che ti venga presentata una persona, Luca. Mentre tu parli, Luca non ti guarda mai in faccia, ma guarda altrove.

Questi sono alcuni pensieri che potresti avere in questa situazione. Individua quello che più di avvicina alla tua interpretazione del comportamento di Luca:

  1. Luca è un maleducato. Il suo comportamento mi offende.
  2. Luca non mi trova interessante. Io annoio tutti.
  3. Luca sembra timido. Probabilmente si sente a disagio nel guardarmi.

Ora esprimi lo stato d’animo (derivante dal pensiero che hai scelto) in cui ti riconosci di più:

  • Irritato
  • Triste
  • Ansioso
  • Premuroso

Persone diverse forniranno risposte diverse, infatti l’opinione sul perché Luca si comporta così e il conseguente stato d’animo verso di lui (e verso se stessi) dipendono da convinzioni soggettive. In queste convinzioni gioca un ruolo importante lo stato dell’io Genitore, in particolar modo:

  1. Luca è un maleducato: il mio Genitore Normativo
  2. Luca non mi trova interessante: il mio Genitore Normativo che parla a me stesso (giudice interiore)
  3. Luca sembra timido: il mio Genitore Affettivo

Regola generale

Le mie convinzioni personali determinano la mia realtà.


Clip video tratta dal film “Il codice da Vinci” (2006), diretto da Ron Howard.

Scritto da: Alberto

Classe 1962, vivo da sempre a Padova. Lavoro nel settore dell'informatica e da alcuni anni mi interesso di Web development. Mi riconosco negli ideali del Vangelo e in quelli della sinistra, così come li ha descritti Pier Luigi Bersani nella trasmissione "Vieni via con me".

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