Il rischio connesso alle generalizzazioni
Il procedimento di generalizzazione cancella o altera aspetti del singolo evento, per ricavarne una regola “generale”. Tanti più particolari vengono cancellati, tanto più la generalizzazione risulterà applicabile a contesti diversi, ma al tempo stesso risulterà anche impoverita.
Ritornando all’esempio utilizzato nel post Cos’è una mappa, una generalizzazione del tipo “Bisogna starne lontani dai cani perché possono morderti”, impedirà a Filippo di avvicinarsi ai cani, anche in età adulta. Inoltre, evitando tali contatti, avrà poche possibilità di aggiornare la mappa con nuove informazioni (ad esempio: “i cani mordono e possono fare male solo se vengono tormentati“). L’esito finale è che la mappa avrà sì difeso Filippo dal rischio di essere morso, ma avrà anche impoverito la sua esistenza, privandolo del piacere della compagnia di un cane.
Un aneddoto personale: una volta ho mangiato un’ostrica e ne sono stato talmente disgustato che non mi ci sono mai più avvicinato, Quando sento altri affermare che le ostriche sono “una prelibatezza per intenditori” o che “racchiudono il sapore del mare” penso sempre: “questo lo dici tu!”. E quando qualcuno cerca di spiegarmi il giusto procedimento per “gustare” un’ostrica, rispondo sistematicamente “Non intendo provare, grazie”. Dato che molte persone mangiano ostriche con piacere, mi rendo conto che la mia è una mappa autolimitante, ho anche pensato che forse quell’unica ostrica che ho mangiato fosse avariata e che in realtà io non conosco il “vero” sapore delle ostriche, ma non ho nessuna intenzione di assaggiarne un’altra per verificarlo, piuttosto penso: “Non avverto nessuna necessità di mangiare le ostriche, vivo bene lo stesso”.
Per la vita di tutti i giorni:
- diffidare delle frasi che contengono (esplicitamente o implicitamente) le parole: tutti/nessuno, sempre/mai
- “tutti gli uomini respirano” (vero)
- “tu non mi ascolti mai” (davvero “mai”?)
- “gli extracomunitari vengono in Italia per violentare le nostre donne” (tutti?)
- diffidare delle frasi che fanno vedere il mondo in “o bianco o nero”: la realtà è fatta di sfumature di grigio (suggerisco la lettura del capitolo “Tertium non datur” del libro “DI bene in peggio” di Paul Watzlawick, qui un’anteprima).
Gli stereotipi
Per la vita di tutti i giorni: diffidare degli stereotipi, rifiutarsi di etichettare le persone, incasellandole nelle nostre categorie. Trovo illuminante questo breve racconto:
Che cos’? è
WHAT IS HE, di D. H. Lawrence (tratto da “Le vostre zone erronee”, cap. Liberarsi del passato, di Wayne W. Dyer.
– Un uomo, naturalmente.
Si, ma cosa fa?
– Vive, ed è un uomo.
Certo, ma deve pur lavorare. Avrà una qualunque occupazione.
– Perché?
Perché si vede che non appartiene ad una classe agiata.
– Non so. Ha molto tempo per sé, e fa delle bellissime sedie.
Qui ti volevo! Allora è un ebanista.
– No, No!
Insomma un falegname.
– Nient’affatto.
Ma l’hai detto tu.
– Che cosa avrei detto io?
Che faceva sedie, era un falegname.
– Ho detto che faceva sedie, non che è un falegname.
Va bene. Allora le fa per diletto?
– Forse! Secondo te, un tordo è un flautista di professione, o solo un dilettante?
Direi che è soltanto un uccello.
– E io dico che lui è solo un uomo.
Ho capito! Cavilli sempre.
Mappe autolimitanti: quando ci mettiamo in angolo da soli
Una mappa autolimitante è una regola che ci siamo creati da soli e che limita le nostre potenzialità.
Ecco un esempio tratto di libro “Change” di Paul Watzlawick:
Porta qui il mouse (o fai tap) per vedere la soluzione
La mappa autolimitante è che la soluzione dovesse essere trovata restando all’interno del quadrato ideale formato dai nove punti.
Un altro esempio di mappa autolimitante: sapresti dire cosa rappresenta la figura di seguito illustrata?
Porta qui il mouse (o fai tap) per vedere l’immagine
Se può essere utile un indizio, sposta qui il mouse.
La stessa immagine, ruotata di 180 gradi.
Se può essere utile un secondo indizio, sposta qui il mouse.
La stessa immagine, inserita in un riquadro bianco, su sfondo blu.
Sposta qui il mouse per vedere la risposta.
Si tratta della parola FLY, scritta in bianco su sfondo blu.
La mappa autolimitante è che la parte significativa di un’immagine sia quella con colore diverso dallo sfondo.
La trappola del “io sono fatto così”
Le mappe che più probabilmente diventano autolimitanti sono quelle che riguardano noi stessi (che chiamerò autoconnotazioni), in particolar modo quella che recita: “Io sono fatto così”.
Un’autoconnotazione di questo genere impedisce qualunque tipo di cambiamento, più che autolimitante potremmo definirla autoparalizzante: se sei fatto così, allora non puoi farci niente, sarai così per sempre.
Non sto parlando di aspetti di me che non posso cambiare, come i tratti del mio aspetto fisico. Sto parlando delle autoconnotazioni che utilizzo per descrivere che tipo di persona sono e che cosa sono in grado di fare o meno.
Esempio: provo a fare un esercizio di matematica e dopo 10 minuti non l’ho ancora risolto:
- se la mia autoconnotazione dice: “non sono bravo in matematica”, rinuncerò perché penserò: “non mi riesce perché non sono bravo in matematica, non lo sono mai stato (e mai lo sarò)”; la mia convinzione su di me ha determinato la mia realtà.
- al contrario, se la mia autoconnotazione dice: “sono forte in matematica”, riproverò e riproverò ancora, fino a riuscirci, e allora penserò: “vedi? sono bravo in matematica”; ancora una volta, la mia convinzione su di me ha determinato la mia realtà.
Quindi: se pensavo “non sono bravo”, avevo ragione e se pensavo “sono bravo”, avevo ragione: le autoconnotazioni sono profezie che si auto-avverano, Non ha importanza come è nata una autoconnotazione (forse da piccolo avrò sentito mia madre che diceva di me ad un’amica “…è proprio come me, non è portato per la matematica” e me ne sono convinto io stesso), ma cosa implica, ovvero che “io sono fatto così”, mettendomi nella situazione di “non poterci fare niente”.
Ma io non sono affatto “fatto così”: è la mia mappa su di me che lo dice, ma la mappa non è il territorio!
Disclaimer
Queste frasi, che ho ripescato da miei appunti, non sono mie, le riporto, perché mi sembrano interessanti, ma non riesco a ritrovare la fonte.
Il determinismo genetico afferma fondamentalmente che tutto dipende dai tuoi nonni; tu hai un caratteraccio perché i tuoi nonni erano fatti così, e questo tratto è scritto nel tuo DNA. inoltre tu sei italiano e questo è il temperamento degli italiani.
Il determinismo psichico sostiene che la causa sono i tuoi genitori. Il modo in cui sei stato allevato e le tue esperienze durante l’infanzia hanno prodotto il modo in cui tendenzialmente ti comporti e la struttura del tuo carattere.
Il determinismo ambientale dice, invece, che la colpa è del tuo capo o di tua moglie (marito), o di quello sconsiderato di tuo figlio, o della tua situazione economica, o della politica del governo. Qualcuno o qualcosa, nel tuo ambiente, è responsabile della tua situazione.
Invece ciascuno di noi è il frutto delle proprie scelte.
- Ci sono cose che possiamo cambiare
- Ci sono cose che non possiamo cambiare, ma possiamo cambiare la lente attraverso la quale le osserviamo (possiamo cambiare mappa).
Trovo illuminante anche questa breve preghiera:
Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere.
Thomas More (Tommaso Moro)
Per la vita di tutti i giorni: così come per gli stereotipi è importante non appiccicare etichette alle altre persone, per quanto riguarda noi stessi è importante eliminare le etichette autolimitanti che ci portiamo dal passato.
Questo argomento è trattato in modo molto chiaro da Wayne W. Dyer nel suo libro “Le vostre zone erronee” (capitolo 4 – Liberarsi del passato”). Vale la pena comprare il libro solo per leggere questo capitolo.